Vai al contenuto
Home » Cedolare secca e nudo proprietario

Cedolare secca e nudo proprietario

Cedolare secca e nudo proprietario

Cedolare secca e nudo proprietario: il nudo proprietario che intenda stipulare un contratto di locazione non può accedere al regime della cedolare secca ex art. 3 D.Lgs. 23/2011.

Con la risposta n. 216/2023 l’Agenzia delle Entrate ha fornito parere in merito all’applicazione del regime della cedolare secca al nudo proprietario di un immobile. Secondo l’Amministrazione Finanziaria la cedolare secca non può essere applicata al nudo proprietario, in quanto il reddito da canone di locazione deve essere dichiarato dall’usufruttuario.

Nell’indicato interpello il contribuente dichiarava di essere comproprietario, al 50% con il fratello, della nuda proprietà di un’abitazione. Nell”immobile risultava vivere la madre, titolare del diritto di usufrutto, la quale lo occupava a titolo di abitazione principale. Solo una parte, ben definita, era nella disponibilità materiale dei fratelli, i quali erano intenzionati a concederla in locazione.

Il contribuente chiedeva all’Amministrazione Finanziaria se fosse possibile, una volta concessa in locazione la porzione di abitazione a sua disposizione, accedere al regime della cedolare secca, da applicarsi ai futuri canoni di locazione percepiti.

Cedolare secca e nudo proprietario: la risposta dell’Agenzia delle Entrate

Il testo dell’art. 26 del TUIR prevede espressamente che «I redditi fondiari concorrono, indipendentemente dalla percezione, a formare il reddito complessivo dei soggetti che possiedono gli immobili a titolo di proprietà, enfiteusi, usufrutto o altro diritto reale, salvo quanto stabilito dall’art. 30, per il periodo di imposta in cui si è verificato il possesso».

L’articolo prosegue precisando, al comma 2, che se per lo stesso immobile vi coesistono più diritti reali, il reddito è imputato a ciascuno dei contitolari del diritto di proprietà o dei titolari dei diritti reali, in proporzione alla quota posseduta.

Secondo l’Agenzia la nuda proprietà, per sua natura, si accompagna all’usufrutto, il quale riserva al suo titolare il diritto di godere della cosa e di poter percepire anche i frutti prodotti, tra i quali i canoni di locazione, così come previsto dagli artt. 981 e 984 del codice civile. Secondo l’Amministrazione, pertanto, ai fini dell’imputazione del reddito, ex art. 26 del TUIR, la costituzione del diritto di usufrutto comporta lo spostamento della soggettività passiva d’imposta dal proprietario all’usufruttuario.

L’usufruttuario sarà, di conseguenza, l’unico titolare del diritto di godere della cosa e dei frutti prodotti.

La cedolare secca, introdotta dall’art. 3 del D.lgs. 23/2011, prevede la possibilità, per le persone fisiche titolari del diritto di proprietà o di altro diritto reale di godimento (tra i quali l’usufrutto), di optare per l’applicazione di un regime agevolativo.

Secondo l’Agenzia il contribuente, in qualità di nudo proprietario, pur avendo la disponibilità ”di fatto” di una parte dell’immobile gravato di usufrutto a favore della madre, non potrà optare per il regime della cedolare secca, in quanto << tale regime si pone in alternativa facoltativa rispetto al regime ordinario vigente per la tassazione del reddito fondiario, ai fini dell’IRPEF, che, come sopra illustrato, non è imputato al nudo proprietario >> ma all’usufruttuario, secondo quanto previsto dall’art. 26 del TUIR.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

error: