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Compravendite occasionali ed attività d’impresa

Compravendite occasionali ed attività d'impresa

Compravendite occasionali ed attività d’impresa: le operazioni svolte da una persona fisica in modo occasionale non configurano attività d’impresa. Cassazione, Ordinanza n. 20065 del 21 Giugno 2022.

Secondo quanto stabilito dalla Corte di Cassazione (ordinanza n. 20065 del 21/06/2022), in materia di tassazione dei redditi d’impresa, le operazioni svolte da una persona fisica in modo isolato e occasionale non configurano attività d’impresa.

La vicenda traeva origine da un avviso di accertamento, con il quale veniva accertato un reddito di impresa a carico di una persona fisica. Venivano pertanto recuperati a tassazione Irpef, Irap ed Iva, oltre a sanzioni, in relazione alla vendita di otto unità immobiliari.

Il contribuente proponeva ricorso presso la competente Commissione, sostenendo in via preliminare di non svolgere alcuna attività d’impresa. La CTP accoglieva parzialmente il ricorso del contribuente, riducendo l’importo accertato a seguito di detrazione di alcuni costi. Avverso tale decisione ricorreva in appello il contribuente. La CTR della Toscana, investita della questione, rigettava l’appello del contribuente, sostenendo che le operazioni di compravendita non si collocavano nel ciclo economico di un privato, in quanto l’acquisto degli immobili e la loro vendita a terzi ne escludevano l’utilizzo ai fini personali.

Avverso tale decisione il contribuente proponeva ricorso in Cassazione.

Compravendite occasionali ed attività d’impresa: la decisione della Suprema Corte

Con l’ordinanza in esame la Corte di Cassazione si pronunciava a favore del contribuente, accogliendo il ricorso e cassando la sentenza, con rinvio alla competente CTR.

Affermavano in particolare i Giudici che, ai fini della nozione di esercizio d’impresa commerciale, l’art. 51 TUIR richiede lo svolgimento “per professione abituale ancorché non esclusiva” delle attività indicate dall’art. 2195 c.c., anche non organizzate in forma d’impresa. Tali attività devono inoltre essere connotate da stabilità e ripetitività, anche solo tendenziale e prospettica nel tempo, potendo essere svolte anche in modo non esclusivo e, quindi, contemporaneamente ad altre attività. Ove si ricava in tale ultima ipotesi si avrebbero due distinti redditi.

Ove ci si trovi dinnanzi ad un contribuente persona fisica, l’indagine sulla professionalità, così come delineata, va effettuata ex ante, in collegamento con un insieme di fattori da valutare in relazione alla specifica tipologia di attività, tra i quali la predisposizione di mezzi necessari per lo svolgimento dell’attività.

Ai fini dell’accertamento della sussistenza di un’attività d’impresa, ciò che rileva è la presenza del requisito dell’abitualità, intesa come attività stabile (Cassazione n. 32590/2019). Pertanto, concludono i giudici, in materia di tassazione dei redditi d’impresa, le operazioni svolte da una persona fisica in modo isolato e occasionale non configurano attività d’impresa.

Secondo i Giudici “non possono assumere rilievo – ai fini della tassazione del reddito di impresa – le cessioni di beni che non siano caratterizzate dall’abitualità e dalla professionalità, con esclusione degli atti isolati ed occasionali di produzione o di commercio“.

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