Vai al contenuto
Home » Illegittimità dell’accertamento emanato prima del termine

Illegittimità dell’accertamento emanato prima del termine

Illegittimità dell'accertamento emanato prima del termine

Illegittimità dell’accertamento emanato prima del termine: se non vi sono specifiche ragioni di urgenza, l’accertamento è illegittimo se menato prima del termine di 60 giorni dalla data di rilascio della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni.

Con una recentissima pronuncia (n. 4829 del 23.05.2022) la Commissione Tributaria Regionale per la Sicilia si è espressa sulla legittimità dell’accertamento emanato prima del termine di 60 giorni dalla comunicazione del processo verbale. L’atto, infatti, risulterebbe illegittimo, salvo la sua notifica preventiva non derivi da concrete ragioni d’urgenza.

La vicenda traeva origine da un’avviso di accertamento per Iva, sanzioni ed interessi. Tale accertamento veniva impugnato dal contribuente, titolare di una ditta individuale di trasporto merci su strada.

Secondo il contribuente, l’atto risultava illegittimo in quanto emanato prima del termine di 60 giorni dalla notifica del PVC. L’avviso, infatti, risultava notificato al soggetto 49 giorni dopo la redazione e consegna del verbale al contribuente.

Al contrario, l’Agenzia delle Entrate si opponeva, sostenendo che il termine non sarebbe stato rispettato per l’imminenza del termine di decadenza di cui all’art. 57 del dPR n. 633 del 1972, per la rettifica relativa all’Iva.

In primo grado i Giudici della CTP accoglievano le doglianze del contribuente. Per tale ragione l’Agenzia delle Entrate proponeva appello avanti la CTR.

Illegittimità dell’accertamento emanato prima del termine: la decisione

Con la sentenza in esame i Giudici della CTR siciliana confermano quanto statuito dalla CTP, esprimendosi a favore del contribuente.

L’atto in esame risulta infatti emanato in violazione dell’art. 12, comma 7 della Legge 212/2002 (c.d. Statuto dei Diritti del Contribuente). Secondo tale norma, l’avviso di accertamento non può essere emanato prima della scadenza del termine dilatorio di 60 giorni dalla data di rilascio della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni da parte dell’organo di controllo.

Sul punto la Suprema Corte di Cassazione ha affermato che l’art. 12, comma 7 deve essere interpretato nel senso che “l’inosservanza del termine dilatorio di sessanta giorni per l’emanazione dell’avviso di accertamento – termine decorrente dal rilascio al contribuente, nei cui confronti sia stato effettuato un accesso, un’ispezione o una verifica nei locali destinati all’esercizio dell’attività, della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni – determina di per sé, salvo che ricorrano specifiche ragioni di urgenza, l’illegittimità dell’atto impositivo emesso “ante tempus“(Cass. Ord. 23.7.2020, n. 15843; più risalente SS.UU. 29.7.2013, n. 18184).

Detto termine risulta posto a garanzia del contraddittorio procedimentale, espressione dei principi costituzionali di collaborazione e buona fede tra Pubblica Amministrazione e cittadino. Ove manchi pertanto il requisito dell’urgenza, l’atto notificato anzitempo sarà del tutto illegittimo.

Evidenziano, inoltre, i Giudici che tale requisito di urgenza non risulterebbe integrato dall’imminenza del termine di decadenza per il recupero dell’Iva previsto dall’art. 57 del Dpr 633/72. Ove si ritenesse tale ragione sufficiente per integrare il requisito dell’urgenza, si dovrebbero ritenere validi tutti gli atti emessi poco prima della scadenza. Ma in tal modo si renderebbe non efficace il terme previsto dall’art. 7 a tutela del contribuente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

error: