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Imposta di registro e giudizio divisionale

Imposta di registro e giudizio divisionale

Imposta di registro e giudizio divisionale: non sconta il pagamento dell’imposta di registro la sentenza avente ad oggetto la divisione dei beni dei coniugi. Cassazione Civile, sentenza n. 18556/2022.

Con una pronuncia recentissima la Suprema Corte di Cassazione si è espressa sul regime impositivo relativo all’imposta di registro per le sentenze aventi ad oggetto la separazione dei beni dei coniugi. Secondo i Giudici di legittimità, il giudizio di divisone della comunione legale dei coniugi beneficia del regime di esenzione ex art. 19 L. 74/1987.

La vicenda traeva origine da una richiesta di rimborso effettuata da due contribuenti. La richiesta riguardava la restituzione di quanto pagato a titolo di imposta di registro per atti giudiziari. L’imposta pagata, della quale si chiedeva la restituzione, era relativa ad una sentenza con la quale erano stati assegnati i beni oggetto della comunione legale, sciolta a seguito di sentenza parziale di separazione dei coniugi.

I contribuenti richiedevano la restituzione, ritenendo alla sentenza di divisione dei beni della comunione applicabile l’esenzione ex art. 19 della Legge 74/1987.

Al contrario, l’Agenzia delle Entrate rifiutava la restituzione, sulla base dell’inesistenza del rapporto di consequenzialità tra la sentenza di separazione ed il successivo giudizio divisionale dei beni della comunione.

Avverso il diniego i contribuenti proponevano ricorso presso la competente CTP. I Giudici di primo grado accoglievano le ragioni dei contribuenti. La decisione veniva successivamente confermata anche dalla CTR. Avverso tale decisione l’Ufficio finanziario proponeva ricorso per Cassazione.

Imposta di registro e giudizio divisionale: la decisione della Cassazione

I Giudici della Suprema Corte si esprimevano a favore dei contribuenti, confermando la decisione di secondo grado. La Cassazione infatti, riteneva condivisibile l’orientamento secondo cui, in tema di imposta di registro sugli atti giudiziari, anche la sentenza di divisione dei beni appartenenti alla comunione legale debba godere del regime agevolativo di cui all’art. 19 della Legge n. 74/1987 (vedi fra tutte Cass. Civile, sent. 3110/16).

La norma in esame prevede espressamente che “Tutti gli atti, i documenti ed i provvedimenti relativi al procedimento di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili del matrimonio … sono esenti dall’imposta di bollo, di registro e da ogni altra tassa.”

La ratio dell’esenzione in esame è sita nella volontà di favorire le famiglie in difficoltà, le quali sono indebolite dalla crisi coniugale e devono provvedere a sistemare i rapporti patrimoniali tra loro. Tali rapporti dipendono, necessariamente, dalla sentenza di separazione o divorzio. Di conseguenza, lo scioglimento della comunione ed i conseguenti trasferimenti di beni non possono costituire indice di capacità contributiva.

Sull’argomento è intervenuta anche la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 154/1999, la quale ha esteso la portata dell’art. 19 a tutti gli atti, documenti e provvedimenti che si riferiscono al procedimento di separazione personale dei coniugi.

Nel caso in esame la Commissione Regionale correttamente affermava che il tribunale, con la sentenza di divisone, assegnava ad ogni coniuge la titolarità di alcuni beni della comunione. In tal modo, il tribunale ordinario aveva dato attuazione allo scioglimento della comunione disposto con la precedente sentenza di separazione.

Di conseguenza, risultando la sentenza del giudizio divisonale direttamente consequenziale, per la regolazione dei rapporti a seguito della sentenza di separazione, anche questa doveva godere dell’esenzione dal pagamento dell’imposta di registro prevista dall’art. 19.

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