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Notifica della sentenza tributaria

Notifica della sentenza tributaria

Notifica della sentenza tributaria: legittima la notificazione degli atti processuali alla sede secondaria dell’ente locale. Cassazione, Sezioni Unite, sentenza 21884/2022.

Con una recente pronuncia le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno stabilito il principio di diritto secondo cui la notifica degli atti processuali, effettuata dal contribuente presso la sede secondaria del Comune, non indicata negli atti difensivi ma deputata a gestire sul rapporto tributario, è da considerarsi pienamente legittima. Di conseguenza, tale notifica sarà idonea a far decorrere il termine breve di 60 giorni per la proposizione dell’appello avverso la sentenza di primo grado.

La vicenda traeva origine dal silenzio/rifiuto di un Comune nei confronti di una società contribuente. Quest’ultima, in particolare, presentava istanza di rimborso per l’imposta sulla pubblicità. A seguito della mancata risposta la società ricorreva presso la competente CTP, onde ottenere la condanna dell’ente al rimborso. La Commissione Tributaria, investita della questione, si pronunciava a favore della società.

La sentenza veniva successivamente notificata dalla ricorrente, tramite il servizio postale ex art. 16 c. 3 D.lgs 546/92, presso un ufficio periferico del Comune. La notifica era effettuata al fine di ottenere la decorrenza del termine “breve” per l’impugnazione, in luogo del termine “lungo“.

A fronte di ciò il Comune proponeva appello avverso la sentenza di primo grado, presso la competente CTR, ma solo dopo lo spirare del termine breve. L’ente locale, infatti, riteneva la summenzionata notifica della sentenza radicalmente inesistente, in quanto non notificata presso il domicilio eletto in giudizio.

Proposizione dell’appello e decisione della CTR: notifica della sentenza tributaria e termine breve

Nel giudizio di appello la contribuente presentava, in via preliminare, un’eccezione relativa all’inammissibilità dell’appello proposto dal Comune. Secondo l’appellata la notifica della sentenza di primo grado doveva ritenersi pienamente legittima. Conseguentemente, l’appello del Comune risultava essere inammissibile, in quanto proposto ben oltre il termine breve di sessanta giorni.

L’ente locale, al contrario, sosteneva l’illegittimità della notifica della sentenza di primo grado. Quest’ultima era stata effettuata, presso una sede secondaria del Comune e non presso il domicilio eletto in primo grado, in violazione di quanto previsto dall’art. 17 del D.Lgs 546/92. Di conseguenza, l’appello doveva ritenersi proposto entro i termini e pienamente ammissibile.

La CTR della Campania rigettava l’eccezione della contribuente. Secondo i Giudici dell’appello, ai sensi dell’art. 17 del D.Lgs 546/92 la sentenza di primo grado andava notificata presso il domicilio eletto e, solo ove mancante, presso la sede dell’ente. La notifica pertanto andava ritenuta nulla in quanto effettuata a mani proprie presso un soggetto diverso dal destinatario, in un luogo diverso rispetto al domicilio eletto in giudizio dal Comune.

Avverso tale decisione la società proponeva ricorso in Cassazione. Secondo la contribuente, l’art. 17 del D.Lgs 546/92 consente, ai fini della notificazione dell’atto processuale, la “consegna a mani proprie, ovvero in luogo diverso da quello del domicilio eletto in giudizio“, sicché tale modalità di notificazione, “secondo il chiaro tenore letterale della norma… è sempre fatta salva, anche quando la parte abbia provveduto ad eleggere domicilio in un luogo diverso“.

Notifica della sentenza tributaria: la decisione della Sezioni Unite

La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, si pronunciava a favore del contribuente. Secondo i Giudici della Suprema Corte, infatti, doveva ritenersi pienamente legittima e valida la notifica della sentenza di primo grado, effettuata a mani proprie presso la controparte o un soggetto dalla stessa delegato (in questo caso un funzionario del comune). Di conseguenza, l’appello proposto dal Comune doveva ritenersi tardivo e inammissibile.

A tale conclusione deve giungersi anche nell’eventualità in cui l’ente locale si sia costituito in giudizio a mezzo di difensore e si sia domiciliato presso quest’ultimo, come avvenuto nel caso in esame.

L’art. 17 del D.Lgs 546/92, infatti, prevede testualmente che “Le comunicazioni e le notificazioni sono fatte, salva la consegna in mani proprie, nel domicilio eletto o, in mancanza, nella residenza o nella sede dichiarata dalla parte all’atto della sua costituzione in giudizio.” Pertanto la notifica della sentenza di primo grado, con le modalità seguite dalla ricorrente, sarà pienamente idonea a far decorrere il termine breve per l’impugnazione, secondo quanto previsto dall’art. 38 del D.Lgs 546/92.

In conclusione, la notifica della sentenza di primo grado, effettuata dal contribuente tramite servizio postale ai sensi dell’art. 16, c. 3, D.Lgs. n. 546/92, presso una sede secondaria dell’ente locale, dovrà pertanto ritenersi pienamente legittima idonea a far decorre il termine breve di 60 giorni per l’impugnazione della sentenza.

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